• artefatti.

Artemisia Gentileschi: il coraggio si fece arte e venne ad abitare in mezzo a noi

Aggiornato il: mar 7

Articolo n°1. Serie L'arte è donna


Introduzione

In un’epoca in cui il femminismo, definito come “movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne”, è diventato uno degli argomenti più trattati dai social media, nonostante appaia a volte poco chiara l’attuale visione generalizzata contemporanea di questo tema, il corso L’arte è donna, vuole aprire una finestra su quello che è il mondo dell’arte - e quindi della storia dell’arte - osservato da una prospettiva del tutto moderna. In questa raccolta di articoli verrà trattata una serie di artiste donne che fin dallo sviluppo dell’arte barocca sul finire del XVI secolo si sono susseguite, il più delle volte senza godere del dovuto riconoscimento, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui l’arte assiste ad evidenti e radicali cambiamenti. Accanto alle opere d’arte realizzate da queste artiste, osserveremo ed analizzeremo altrettante opere con soggetti femminili, come ad esempio la Venere di Botticelli, la ragazza con l’orecchino di perla o la Marilyn pop di Andy Warhol, che rappresentano delle vere e proprie icone di bellezza. Se l’arte è, fin dalla nascita dell’uomo, mezzo innato di comunicazione ed espressione di sentimenti e se la stessa ha per secoli rappresentato un mezzo a servizio del potere, accendiamo con questo progetto i riflettori, non solo su opere d’arte riconoscibili ed iconiche ma anche su artiste che hanno vissuto e vivono la propria vita a servizio dell’arte e tramite le cui opere è possibile fissare alcuni tra i periodi più importanti della storia dell’arte che il più delle volte vengono analizzati prendendo come punti di riferimento degli artisti “più convenzionali”.

Il talento di Artemisia Gentileschi, nata a Roma nel 1593, scorre nelle vene dell’artista fin dal primo giorno di vita: Artemisia è infatti figlia del pittore caravaggesco Orazio Gentileschi. Fin da bambina vive attorniata da uomini, studia infatti nella bottega del padre circondata da altri pittori e dai suoi sei fratelli. Il suo spirito combattivo e la sua tenacia la portano a soli 19 anni ad abbandonare l’attività nella bottega del padre in seguito ad un processo voluto dalla stessa Artemisia per via della violenza subita da Agostino Tassi, suo maestro di prospettiva. Artemisia è consapevole del fatto che Tassi uscirà indenne dal processo ma si batte ugualmente, sottostando a terribili torture pur di provare la sua verginità prima della violenza subita. Ella soffrirà perfino la sibilla: una tortura secondo la quale le dita degli artisti venivano fasciate da funi, strette fino a sanguinare.

Susanna e i vecchioni, Collezione Graf von Schönborn, Pommersfelden, 1610


Il dipinto Susanna e i vecchioni, realizzato nel 1610 proprio dopo le spiacevoli vicende con Agostino Tassi, rappresenta lo stato d’animo dell’artista molestata dall’insegnante.

Artemisia racconta con questo dipinto la triste avventura della quale è vittima Susanna, una giovane e bella donna molestata da due anziani giudici della comunità ebraica esule a Babilonia. Susanna viene accusata di un falso adulterio e condannata a morte mediante lapidazione ma il profeta Daniele accorre in suo aiuto smascherando i sacerdoti.

Artemisia si trasferirà dopo poco tempo a Firenze, sposando il pittore Pierantonio Stiattesti con un matrimonio combinato. L'artista mostrerà presto il suo talento ed otterrà la sua prima grande rivincita: ella sarà la prima donna della storia accolta all’Accademia delle arti di disegno di Firenze.

Siamo nel Seicento, anni in cui si sviluppa il Barocco, epoca in cui la Chiesa esercita un enorme potere sulla società e sull’arte; arte che viene sfruttata per guidare il popolo, per commuoverlo. Artemisia è una donna ed in quanto tale non godrà del favore della società del tempo ma ciò nonostante la sua poliedrica ed affascinante personalità, oltre a permetterle di stringere amicizia con illuminati personaggi dell'epoca come Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti il giovane, rappresenterà il lascia passare per la sua indipendenza; indipendenza che caratterizzerà anche l’allontanamento dal marito.

Le sue opere rispecchieranno gli studi compiuti su Caravaggio ed in particolare il dipinto “Giuditta che decapita Oloferne” rappresenta un vero e proprio omaggio al << maestro della luce >>, sua principale fonte di inspirazione.

Giuditta che decapita Oloferne, Galleria degli Uffizi, Firenze, 1620-21

Il dipinto narra la storia contenuta nel Libro di Giuditta - secondo la quale Giuditta, bellissima, virtuosa e fedele serva di Dio, fingendo di voler tradire il popolo ebraico, attrasse a se Oloferne - generale degli assiri - e dopo averlo fatto bere fino ad ubriacarsi, lo uccise decapitandolo e liberando così il popolo ebraico dinnanzi al quale si presentò con la testa di Oloferne posta in un cesto di vivande.

Artemisia viaggerà molto, vivrà a Genova, Venezia, Londra ed infine Napoli, dove morirà nel 1653 a 60 anni.

Artemisia viene oggi riconosciuta come icona femminista grazie alla forza ed al coraggio con i quali ha affrontato la sua vita. Vive il suo tempo senza godere della fama che le spetta, la società borghese seicentesca non è chiaramente pronta ad accogliere una donna che traspone, in modo impetuoso e dirompente, nelle sue opere i tratti forti e coraggiosi della propria vita. La luce drammatica che caratterizza le opere caravaggesche, trova in Artemisia una discepola convinta e severa, che affianca tali studi all’intimità ed alla poesia che la rappresentano.

Giuditta con la sua ancella, Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze, 1618-19


Il personaggio biblico di Giuditta è ampiamente trattato dall’artista e dopo aver realizzato la decapitazione di Oloferne da parte di quest’ultima, Artemisia dipinge anche una scena di fuga di Giuditta insieme alla sua ancella. La luce proveniente da una candela illumina durante la notte i volti delle due protagoniste dell’opera.


Artemisia rappresenta nelle sue opere la sua voglia di indipendenza ed il riscatto della figura femminile ma lo fa con una tale dignità e fermezza di spirito, incarnata dai personaggi che rappresenta, da non permettere che ella sia ricordata solo come icona femminista, appellativo che d’altro canto viene associato ad Artemisia solo quattro secoli dopo dalla società contemporanea.


artefatti. by carmelo romato

51 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti