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DADAISMO. IL GIOCO DELL'ARTE

Se per un francese dada indicava il cavallo a dondolo e per un’ italiano poteva significare dado, per gli artisti che danno vita al movimento artistico del #dadaismo, la parola dada poteva voler dire innumerevoli cose ed allo stesso tempo contraddirle.


Dada come casuale, dada come inusuale, dada come fosse un gioco.


L’arte tra le mani dei dadaisti, inizialmente a Zurigo e poi in tutta Europa ed in America, diventa un divertimento ed allo stesso una provocazione: un gioco che nasce un po’ come voglia di leggerezza, dopo le sofferenza della Prima Guerra Mondiale, le cui caratteristiche si evolvono in una continua ricerca di rottura con gli schemi del passato e soprattutto con i canoni tradizionali dell’arte, fino ad incarnare il credo del tutto il contrario di tutto. Un ribaltamento continuo, una sorta di tira e molla che fa del suo carattere “infantile” il suo punto di forza. Il dadaismo così, scompiglia e scardina il mondo dell’arte dal suo carattere elitario: il castello di sabbia abitato dagli artisti intesi come possessori del dono dell’arte ed allo stesso tempo come studiosi e autori dei costrutti che stanno dietro la realizzazione di un’opera, crolla!

Molte volte è stata attribuita al dadaismo la volontà di distruggere l’arte per farla poi rinascere sotto una forma diversa; una corrente artistica non può, per sua natura, concepire la distruzione dell’arte, può però scagliarsi contro una concezione ritenuta “passata” dell’arte: questa fu’ l’origine del dadaismo; con la conseguente nuova verità secondo cui ognuno fa arte alla propria maniera.

Hannah Hoch, Tagliato con il coltello da cucina, 1919

Photo of Flickr, by filosofianetdadaismo


Cosi, mentre a Zurigo nel 1916 intellettuali ed artisti, guidati da Hugo Ball ed Emmy Hennings, fanno del Cabaret Voltaire la culla di questo bizzarro, nuovo movimento artistico che si traduce in spettacoli teatrali, cabaret, manifesti e perfino fotomontaggi, oltreoceano, a New York, Marcel Duchamp da’ il via al dadaismo americano.


IL READY-MADE DI MARCEL DUCHAMP

Il Reddy-Made <<già pronto>> rappresenta l’espressione massima del dadaismo in America dove #MarcelDuchamp si reca nel 1915 per portare il messaggio di rottura con il concetto tradizionale di arte, per quanto sia incorretto associare il termine tradizione all’ arte. L’atto artistico viene dissacrato, spogliato dell’abilità dell’esecutore, per essere posto alla mercé di chiunque sappia dare nuovo significato ad oggetti già esistenti.

Marcel Duchamp, Ruota di bicicletta

Photo on Flickr, by josephbergen


Così la Ruota di bicicletta di Duchamp poggiata su uno sgabello sul quale gira a vuoto, diventa un’opera d’arte - per chi riesce a considerarla tale - ed un orinatoio ruotato di 90° creato per l’ esposizione di New York a cura della Society of Independent Artists di cui Duchamp entra a far parte, diventa una fontana, capovolgendo quindi l’oggetto stesso insieme alle regole dell’arte., enunciando l’anti-razionalità. L’ opera, intitolata R.Mutt era dichiaratamente ed esageratamente provocatoria per essere compresa e non venne esposta; per il disappunto Marcel Duchamp si dimise dalla Society of Independent Artists.

Marcel Duchamp, Fontana

Photograph by Alfred Stieglitz-Public domain


Eccessivamente provocatoria o meno, l’opera apre scenari del tutto nuovi per il mondo dell’arte ed il dadaismo, pur non godendo di lunga vita, riesce a svolgere la sua missione sovversiva e rivoluzionaria gettando il seme per la nascita del Surrealismo.


artefatti. by carmelo romato


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