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ESPRESSIONISMO. L'ARTE SI VESTE DI SENTIMENTO

Aggiornato il: giu 25

L’ #Espressionismo nasce e si sviluppa principalmente in Germania e Francia dal 1911 ed affonda le proprie radici nel Realismo che aveva dato origine anche all’Impressionismo.

L’Espressionismo viene descritto come diretto antagonista dell’Impressionismo poiché a differenza di quest’ultimo tende a mostrare l’interiorità dell’artista e quindi un punto di vista profondamente personale: la famosa finestra inneggiata dal movimento realista che l’impressionismo ha ereditato come elemento dal quale osservare il paesaggio, diventa per gli impressionisti una fessura tramite la quale mostrare la propria visione della realtà.

In Germania è la pittura degli artisti facenti parte del gruppo “Die Brücke” ad essere definita Espressionista, mentre in Francia i primi espressionisti saranno i protagonisti del fauvismo.Per comprendere appieno i caratteri dell’Espressionismo è infatti imprescindibile descrivere chi erano i Fauves e come essi influenzarono l’arte del Novecento.


FAUVES ED ESPRESSIONISMO

Il termine #Fauves venne utilizzato a partire dal 1905 in Francia come sinonimo di belve, bestie selvagge, per descrivere un uso appunto selvaggio del colore, un colore diretto e crudo su un piano unico che non lasciava spazio alla composizione prospettica o alle variazioni graduali delle sfumature. Un’estremizzazione dei caratteri anticipati dalla pittura di Vincent Van Gogh e Paul Gauguin.



Oltre a George Braques, che sposerà la filosofia dell’arte selvaggia per poi affacciarsi al cubismo, il principale esponente del fauvismo è senza dubbio Henri #Matisse, artista che sovverte i canoni che regolano l’utilizzo del colore e degli oggetti nello spazio, in favore di accostamenti totalmente liberi: le montagne diventano rosa, i tetti delle case lasciano spazio a piani bicolore, i piani assumono posizioni irreali.

E’ sicuramente l’istinto il grande protagonista del fauvismo.



NON SOLO ARTE PITTORICA

Parallelamente alla rivoluzione visiva tangibile in campo pittorico, gli studi sulla psicanalisi di Sigmund Freud sposavano perfettamente l’abbandono di una visione oggettiva in favore della soggettività. L’inconscio, il bisogno istintivo dell’Io vengono trascritti sulla tela da artisti che fanno dell’intuizione la chiave per esprimersi.

Che cos’è l’Espressionismo se non la manifestazione del proprio Io?

Così mentre in architettura le forme irregolari rivendicavano la libertà d’espressione, in musica La Seconda Scuola di Vienna dava vita a composizioni svincolate dai rigidi sistemi passati, in letteratura il linguaggio si vestiva di sentimento, Vincent Van Gogh ed Eduard Munch mostravano per la prima volta all’osservatore, un’arte piena di emozione dal forte valore comunicativo.


VINCENT VAN GOGH

Prima che l’Espressionismo fosse definito tale, alla fine del 1800 un artista solitario ed impossibile da “imbrigliare” all’interno di una corrente artistica, lasciandosi affascinare dalla brillante tavolozza cromatica degli impressionisti, donava alle sue opere quella soggettività lontana dalla rappresentazione puramente realistica impressionista, tendendo piuttosto ai i caratteri anti-naturalistici e profondamente intimi di quella espressionista.



“Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d'espressione e, per così dire, un’anima.” Vincent Van Gogh


In Vincent Van Gogh non troveremo sicuramente il ribaltamento cromatico tipico del fauvismo, così come non esisteranno nelle sue composizioni dei piani totalmente irrealistici, ma l’uso del colore, la distorsione della realtà piegata al sentimento, guideranno la mano dell’artista sulla tela imprimendo non semplicemente ciò che gli occhi meccanicamente percepiscono ma una realtà trasfigurata dall’emozione.

Definiremo quindi Van Gogh un artista decisamente espressionista seppur con dei caratteri diversi da quelli osservati con gli espressionisti del fauvismo.


EDUARD MUNCH

Per Eduard Munch, più che per ogni altro, la visione della realtà passa attraverso una distorsione personale e per diventare oggetto di sofferenza.


Paure, inquietudini, grandi interrogativi sull'esistenza, diventano la chiave tramite la quale i soggetti rappresentati da Eduard Munch comunicano con l'osservatore.

Quello di Munch è sicuramente un espressionismo ancora una volta personalizzato, non aderente a canoni standardizzati ma puramente segnato da una carica emotiva senza paragoni.


#UrloDiMunch


“Non credo a un’arte che non sia dettata dal bisogno dell’uomo di aprire il suo cuore”. Munch.


L’Urlo riesce a comunicare con una potenza impressionante, e tutt’oggi ineguagliata, l’esperienza drammatica e lacerante dello spirito umano. La figura dell’uomo sembra stravolta dal dolore, come deformata, invertebrata e per molte interpretazioni essa rappresenta l’uomo contemporaneo che tramite l’urlo esprime il proprio dolore, esprime un’angoscia senza respiro, un’inevitabile sofferenza.


“Basta con gli interni, con gli uomini che leggono e donne che lavorano a maglia. Da qualche parte ci saranno pure esseri umani che respirano e sentono e amano e soffrono”. Munch.



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