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GUSTAV KLIMT. L'ORO TRA LE MANI

Gustav Klimt nasce in Austria nel 1862, figlio di una colta donna amante della musica lirica e di un orafo. Fu quindi da piccolo immerso nelle meravigliose gradazioni dorate che rappresentano il tratto principale nel nostro immaginario riferito alle sue opere.

Gustav Klimt era il secondo di sette fratelli, due dei quali diventarono anch’essi pittori.


Imparò presto, presso la scuola d’arte e mestieri austriaca, a padroneggiare l’arte della ceramica e del mosaico e fu uno dei più grandi disegnatori dei suoi tempi.

Ricevette da subito innumerevoli incarichi dopo il primo straordinario lavoro eseguito nella decorazione del cortile del Kunsthistorisches Museum.

Nel 1888, a soli 26 anni, fu nominato membro onorario dell’Università di Monaco e Vienna. Ma un periodo molto buio attendeva l’artista: pochi anni dopo morirono sia il padre che il fratello e dalla sofferenza di Klimt ne scaturì un blocco totale della produzione artistica.


LA SECESSIONE VIENNESE

Nel 1897 Klimt si trova sempre più in contrasto con i canoni artistici accademici e da' il via a quella che viene denominata #Secessione Viennese: 19 artisti, pittori ed architetti, che si staccheranno dall'Accademia di Belle Arti per formare un gruppo autonomo ed indipendente.

Pallade Atena, 1908

Pallade Atena rappresenta il SIMBOLO DEL SECESSIONISMO. Opera meravigliosa, ma allo stesso tempo molto criticata dal pubblico di allora, raffigurante una dea combattente e fiera. Opera che, per l’introduzione dell’oro, anticipa la straordinarietà delle opere successive di Klimt.

L’obiettivo degli artisti della Secessione è la fusione delle arti e la creazione dell’opera d’arte totale! Ricordiamo che il movimento della Secessione avrà luogo in vari punti del mondo e che ad esempio in Italia prenderà il nome di Modernismo, mentre in Francia, quello di Art Nouveau. La Secessione viennese venne quindi declinata in tutti i campi dell’arte ed in particolare in quello pittorico, essa non aveva come scopo quello di combattere l’arte ma quello di combattere per l’arte! Lo scopo di Klimt e del suo gruppo era volto far sì che la gente si avvicinasse all'arte, che comprendesse come essa fosse l'espressione dell’animo umano.

Il Fregio di Beethoven, 1902

Il Fregio di Beethoven fu realizzato da Klimt per l’esposizione del 1902 ispirata alla grandezza del compositore e nasce proprio dalla Nona sinfonia di Beethoven.

Il pubblico non comprese l’opera dell’artista e la giudicò lussuriosa e inaccettabile.

Klimt dipinse direttamente sulle pareti del palazzo inserendo delle pietre, della madreperla, bigiotteria, oro e vetro. Il fregio non fu distrutto dopo l'esposizione, a differenza di come previsto, e dopo numerose vicissitudini divenne proprietà della Repubblica d’Austria ed è oggi esposto al Palazzo della Secessione. La ciclicità della vita rappresentata è un tema fondamentale per Klimt, che riproporrà in molte delle sue opere attraverso i periodi artistici che attraverserà.

Le tre pareti dipinte rappresentano da sinistra verso destra: L’anelito della felicità, in cui le allegorie dell’ambizione e della compassione fanno da sfondo alla figura del cavaliere, supplicato dall’umanità affinché lotti per la felicità; l'Ostilità delle forze avverse, nella parte centrale, in cui appare Tifeo nelle sembianze di una bestia con a destra la Lussuria, la Volutta e l’Intemperanza ed a sinistra le tre Gorgoni, la Malattia, la Follia e la Morte; ed infine il trionfo della felicità con l’Inno alla gioia: il raggiungimento della felicità che si scioglie nell’abbraccio è il compimento del lieto fine dopo una serie di difficoltà alle quali il Cavaliere deve far fronte.

Si chiude con quest’opera il periodo della Secessione viennese di Klimt, il quale dopo aver ammirato i mosaici bizantini a Ravenna, va incontro ad un nuovo viaggio artistico dal quale nasceranno le opere d’oro vestite che tutti conosciamo.


La vita amorosa di Klimt era decisamente movimentata e sicuramente la monogamia non faceva parte della sua personalità: avrà decine di donne ma soltanto una gli starà accanto fino alla fine dei suoi giorni: Emilie Flöge, che incontrerà nel 1895 e che non lo abbandonerà mai nonostante alcuni sostengano che siano rimasti solo amici proprio per l’incapacità di Klimt di avere relazioni impegnative.

Amore, 1895

Il dipinto Amore rappresenta un insieme di novità per l’epoca sia per la cornice inserita dall’artista che per la rappresentazione di una scena amorosa che si allontana dalle immagini mitologiche o sacre. Un’aura di mistero attraversa i personaggi raffigurati per giungere fino a noi. E sullo sfondo, delle figure che probabilmente rappresentano sia le tentazioni che la fugacità della vita.

Questo dipinto sarà anticipatore delle successive opere realizzate da Klimt per l’erotismo e la sensualità impresse sulla tela, nonostante esse saranno caratterizzate da una struttura del tutto differente, che renderà Klimt riconoscibile ed inconfondibile per i secoli a venire.

ORO E' AMORE, ORO E' DONNA

Le figure femminili si vestiranno di oro, di luce e di una raffinatezza del tutto innovativa e magnetica nelle sue opere: Il bacio, Il Ritratto di Adele Bloch-Blauer e Giuditta I, riescono cono un solo colpo d’occhio a farci tuffare in un mare di passione e sensualità. Tre tele che sembrano gioielli: il potere dell’oro trasformato in erotismo.

Tra i tre dipinti, quello che ha la storia più affascinante e che merita di essere raccontata è Il Ritratto di Adele Bloch-Blauer. Definita la Monnalisa austriaca.

Questo ritratto fu realizzato da Kilmt proprio per Adele e custodito nella sua abitazione fino a quando non fu confiscato, insieme ad oltre 2000 altre opere di pregio custodite nei palazzi austriaci, durante l’occupazione nazista. Anche la collana di diamanti raffigurata nel dipinto fu confiscata, collana preferita di Adele che alla sua morte era stata donata alla nipote. Adele morì infatti molto giovane di meningite.

I nazisti, dopo aver confiscato l’opera le cambiarono anche il titolo in La dama d’oro in modo da cancellare perfino il nome dell’ebrea Adele.

Durante l’occupazione la nipote di Adele riuscì a fuggire a New York e solo dopo 68 anni ed una estenuante battaglia contro la Repubblica d'Austria, riuscì a fare in modo che i dipinti fossero a lei restituiti. Il ritratto di Adele è infatti oggi, per suo volere, esposto a New York.

Nel 1909 Klimt realizza l’Albero della vita, dipinto ispirato alle forme curve dell’Art nouveau, che entrerà a far parte, nel corso degli anni, della nostra vita quotidiana e sarà d'ispirazione per innumerevoli campagne pubblicitarie e brand di gioielleria e moda.

Il secondo ritratto di Giuditta, Giuditta II, 1909, sarà l’ultima opera caratterizzata dall’oro e quindi chiuderà quello che viene definito periodo aureo di Klimt.

Dopo il periodo aureo Klimt entra in crisi, probabilmente a causa dei cambiamenti della società dell’epoca, ma sicuramente fu l’incontro con la corrente artistica dell’espressionismo ad influire sulla sua personalità e quindi sulla sua vita artistica.

Due delle opere più importanti di questo periodo sono La Vergine, 1913 ed Il ritratto della baronessa Elisabeth Cachofen-Echt, 1914.

Ne La Vergine appare ancora perfettamente riconoscibile lo stile di Klimt, nonostante la crisi attraversata: notiamo infatti la ricercatezza di particolari ed il rimando a figure greche. Quest’opera rappresenta un viaggio nelle fasi erotiche della donna: la creazione, la sessualità e l’amore. La ciclicità della vita ritorna ancora una volta.

Il ritratto della baronessa Elisabeth Cachofen-Echt mostra invece un netto cambio di stile, l’abbandono dei tratti tipici che hanno caratterizzato la figura della donna fino a questo momento per Klimt e l’avvicinamento ai cromatismi tipici dell’espressionismo.


Il 6 Febbraio del 1918, colpito da ictus, Klimt morì. La personalità di Klimt era sicuramente singolare ed eclettica ed il patrimonio artistico, non solo austriaco ma universale, non può prescindere dall’inestimabile contributo di questo maestro: il maestro che aveva l’oro tra le mani.


Io non valgo molto con le parole […] chi vuole sapere qualcosa di me come artista (che è l’unica cosa che valga la pena di conoscere) deve guardare direttamente i miei quadri. Solo così potrà capire chi sono e cosa voglio. Gustav Klimt



artefatti. by carmelo romato


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