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IMPRESSIONISMO E FOTOGRAFIA

Aggiornato il: set 26

FRAMMENTI RUBATI ALLO SCORRERE DEL TEMPO

Dopo aver compreso i tatti essenziali dell’ #Impressionismo ed i principali esponenti di questo movimento - che potrai leggere cliccando qua - approfondiamo il rapporto tra impressionismo e fotografia.


La fotografia nasce nel 1826 da un procedimento che permetteva di imprimere un’immagine su una lastra di rame argentato. Fino a questo momento, l’unico metodo per fissare la realtà erano i dipinti ed appunto gli artisti impressionisti imprimevano sulle loro tele quella che abbiamo definito realtà sensibile.

La nascita della fotografia rappresentò quindi, in un primo momento, una grande minaccia per l’arte pittorica di fine Ottocento anche per la veloce diffusione delle macchine fotografiche ed il basso costo dei ritratti fotografici. La stessa etimologia del termine fotografia, phos + grapho, significa scrivere con la luce, la stessa luce che con le sue vibrazioni diviene protagonista con i pittori impressionisti, regina indiscussa delle tele realizzate en plain air.

Dipinti e fotografie si contendono quindi la luce, i colori ma anche i soggetti: paesaggi, ritratti, nature morte, momenti di vita quotidiana, frammenti rubati allo scorrere del tempo.

Inizia lo scontro tra arte e fotografia: se da un lato la fotografia diventa un mezzo per gli artisti utile a sostituire bozzetti, disegni dal vero ed innumerevoli ore di posa da parte dei modelli, dall’altro diventa un mero esercizio meccanico e privo di sensibilità; viceversa i fotografi vengono per alcuni considerati artisti ma i fotografi stessi non perdono occasione, inventati i fotogrammi che permettono di fissare le immagini di soggetti in movimento, di sottolineare gli errori commessi dagli artisti nella volontà di rappresentare il dinamismo dei corpi.



Sarà però proprio la prima mostra impressionista, che si terrà nel 1874 nell’atelier fotografico di Gaspard Félix Tournachon, detto #Nadar, ad elevare la fotografia come forma d’arte.

Non per tutti gli artisti infatti la fotografia rappresenta un demone, per Delacroix e Degas essa diventa un mezzo tramite il quale studiare il movimento e la luce, per altri artisti le fotografie diventano immagini sulle quali sperimentare ed applicare del colore.


#Delacroix, Matrimonio ebraico in Marocco 1839 - Photo on Flickr by Joaquín Martínez - https://www.flickr.com/photos/25876167@N08/3715473322


Così, mentre le due arti diventano complici e scoprono l’equilibrio nella convivenza e la ricchezza nell’influenza reciproca, la pittura, guadando sempre un po’ più in là, getta le basi per l’espressionismo e per l’astrattismo, allontanandosi dall’oggettività facilmente restituita anche da una fotografia, per affacciarsi alla soggettività e rivolgersi ad un pubblico di nicchia.

Oggi assistiamo ad un’esaltazione del rapporto tra fotografia e pittura digitalizzata grazie ad artisti come David LaChapelle che, dopo aver accuratamente studiato imponenti set fotografici, impiegando talvolta numerosissimi soggetti e scenografie mozza fiato, rende le foto, in una fase successiva di post-produzione, delle vere e proprie opere d’arte riconosciute in tutto il mondo.


#DavidLaChapelle - Ultima Cena, 2003. Phono on flickr by Thais Brando

https://www.flickr.com/photos/thaisbrando/2462073906/


Coloratissimi e sorprendenti filtri, aprono inattesi scenari sul mondo dell’arte, filtri embrionali già alla fine del 1800 quando il termine post-produzione digitale non esisteva ancora ma i colori usati sulle fotografie erano tempere o acquerelli.



artefatti. by carmelo romato






© artefatti.    created by Carmelo Romato