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LA NASCITA DI VENERE. BELLEZZA DELLA DONNA TRA PASSATO ED ETERNO RITORNO

Aggiornato il: giu 18

Fin dalla Grecia antica la parola bellezza è stata indissolubilmente legata alla figura della donna. Con la nascita della arti visive ha origine il concetto di bellezza interamente fuso con quello la figura femminile ed in realtà ancor prima che il mondo greco ne esaltasse i caratteri, la Venere paleolitica (Venere di Willendorf) lega al culto della terra Madre, la figura della donna.



Dedicheremo presto un articolo alla centralità dell’immagine femminile per il mondo dell’arte ma in questo post tratteremo l’opera più importante della storia riguardante questo tema ed il suo immenso potere emozionale; potere che nel corso dei secoli ha ispirato il mondo dell’arte e che tutt’ora influenza gli artisti contemporanei: La nascita di Venere, 1482-1485, più comunemente nota come La Venere di #Botticelli, custodita oggi alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

#LaNascitaDiVenere


La veneranda, la bella dall’aureo serto, Afrodite

io canterò, che tutte le cime di Cipro marina

protegge, ove la furia di Zefiro ch’umido spira

la trasportò, sui flutti del mare ch’eterno risuona,

sopra la morbida spuma. […]


Omero, Inno ad Afrodite


La nascita di Venere racchiude perfettamente il culto della bellezza derivante dalla classicità greco-romana e non a caso Venere, dea della bellezza e dell’amore, ne rappresenta proprio l’incarnazione.

Come raccontato nel mito greco-romano, Venere nasce presso l’isola di Cipro dalla spuma creata dai genitali di Urano tagliati e gettati in mare dal figlio Crono.

Nel dipinto Venere appare al centro della composizione mentre la sua fluente chioma viene spostata dal vento soffiato dalle labbra del dio Zefiro e dalla dea Aura, a sinistra del quadro, che accompagna la conchiglia sulla quale giace Venere fino alla spiaggia. La sacerdotessa Hora della Primavera attende Venere con un mantello tra le mani.

Le linee curve della Venere, riprese dalle statue greche, accennano ad un dinamismo, accompagnato dal muoversi dei capelli al soffio di Zefiro, che per l’epoca in cui l’opera fu dipinta, rappresenta un'assoluta novità.

Nella Venere di Botticelli il Neo-platonistmo, eredità della cultura greca, si fonde con le arti figurative rinascimentali, creando un’icona di perfezione e armonia unica al mondo.

La Venere incarna un essere aldilà del tempo e della storia, un ideale massimo a cui aspirare, altro dalla realtà e superiore sia al paganesimo che al cristianesimo.

L'ideale di bellezza, centrale nel pensiero neo-platonico, guida ogni tratto di Botticelli nella realizzazione di quest'opera.

La teoria dell’arte, fin dagli studi pitagorici, ha sempre studiato la bellezza e la perfezione del mondo in termini di proporzione, misura e numero, che fusi tra loro creano quella che viene definita armonia! Una parola che rende tangibile la perfezione del mondo e che si riversa nelle arti figurative, nella musica, nella natura.

Anche nella Venere di Botticelli lo studio delle proporzioni e la ricerca dell’armonia sono fondamentali ed è probabilmente proprio la costruzione dell’opera fondata su quelle che vengono definite proporzioni auree, che rende quest’opera attrattiva ed estremamente bella al nostro occhio, come se si conformasse perfettamente e senza alcuno sforzo ad una percezione istintivamente piacevole. Le proporzioni auree infatti sono insite nella nostra natura, seppur siano state scientificamente studiate per la prima volta nel VI secolo a.C dalla scuola pitagorica, ed esse si riflettono in innumerevoli elementi naturali come piante, fiori, gusci marini e perfino la nostra galassia.



Nella Venere di Botticelli quindi ogni elemento è posizionato secondo precisi studi in cui nulla è lasciato al caso.

La modernità e l'ideale di perfezione che renderanno celebre il dipinto di Botticelli, attraverseranno i secoli e la stessa opera diventerà ispirazione per innumerevoli artisti nel corso degli anni, fino ad arrivare alle rappresentazioni contemporanee.

Da Andy Warol, nelle serigrafie dedicate alla Venere di Botticelli del 1984, all’immagine di Uma Thruman del film Le avventure del barone Munechausen del 1988;



dalla ricerca dell’artista Yin Xin, che nella sua opera Venus after Botticelli del 2008 “orientalizza" i canoni della bellezza femminile occidentali incarnati dalla Venere di Botticelli, fino a Tomoko Nagao che nel 2015 crea una versione manga della Venere;



dall’opera Rebirth of Venus by David Lachapelle del 2008, fino alla locandina del nuovo film Warner Bros Birds of Prey in uscita nelle sale nel 2020, la Venere di Botticelli non smette di rappresentare un'icona eterna di perfezione a cui tendere.


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