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RICORDIAMO VITRUVIO. ARCHITETTURA COME ARTE DEL COSTRUIRE

In questo articolo ci allontaniamo dall’arte pittorica per avvicinarci all’arte del costruire: l’architettura. Quando si parla di storia dell’architettura, non si può non partire dall’ architetto che per primo scrisse un trattato sull’architettura: #Vitruvio! Il genio che ispirò molti anni dopo Leonardo Da Vinci con le proporzioni auree appunto dell’uomo vitruviano ed al quale fece riferimento Alberti per la stesura del suo “ De re Aedificatoria”.


Faremo un tuffo nella teoria architettonica vitruviana ed in particolare parleremo dei tre principi attorno ai quali secondo Vitruvio deve ruotare il mondo dell’architettura:


Firmitas

Utilitas

Venustas


I termini arte ed architettura sono spesso considerati come indipendenti ed incongruenti, specialmente negli anni che precedono il moderno 900. Questo avviene perchè, secondo storici e teorici - per lo più non contemporanei - la condizione dell’artisti implica la libertà da ogni vincolo “razionale” ed etico per assecondare soltanto la bellezza, l’estetica ed in una certo senso l’inutilità. Fin dalla riflessione di Platone, l’architettura è stata concepita come scienza, proprio perché in essa sono insiti strumenti tecnici; per la precisione Platone la definisce come la più importante tra le scienze applicabili, quella che fa più uso di misure e strumenti.

Il concetto di inutilità si riferisce ovviamente ad un piano prettamente pratico e legato alla funzionalità: non intendiamo ovviamente il concetto - fondamentale per il senso del nostro blog - di arricchimento culturale e di “nutrimento dell’anima” derivante dalle opere d’arte.


Per architetti come me, dare una definizione di architettura è sempre stato un argomento fondamentale ed una fonte di infinite riflessioni, ricerche e punti di vista; oggi mi avvarrò della definizione di architettura semplicemente come ARTE DEL COSTRUIRE ed illustrerò il pensiero espresso da Vitruvio già dal I secolo a.C. nel primo libro del suo trattato di architettura, basato sui tre concetti fondamentali accennati sopra: #firmitas come stabilità, #utilitas come funzionalità e #venustas come bellezza.

Innanzitutto, prima di analizzare più da vicino questi concetti, è fondamentale parlare di armonia intesa dai pitagorici come relazione tra le singole parti ed il tutto, un concetto che si applica ad ogni elemento del cosmo. Insieme all’armonia vengono ereditati dalla cultura greca anche i concetti di misura, simmetria ed euritmia: il buon ritmo tra i membri della composizione.


Per Marco Vitruvio Pollione l’architetto deve conoscere una moltitudine di discipline che spaziano dalla letteratura, alla storia, dalla musica alla giurisprudenza, dal disegno alla filosofia.

Solo dopo aver precisato che per Vitruvio l’architettura si eleva a disciplina culturale interdisciplinare che fonde insieme, come nessuna altra scienza, elementi tecnici, umanistici, etici, cosmologici e filosofici, possiamo finalmente addentrarci nella geniale e più che mai attuale trilogia vitruviana.


"Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza. Avranno:

solidità quando le fondamenta, costruite con materiali scelti con cura e senza avarizia, poggeranno profondamente e saldamente sul terreno sottostante; utilità, quando la distribuzione dello spazio interno di ciascun edificio di qualsiasi genere sarà corretta e pratica all'uso; bellezza, infine quando l'aspetto dell'opera sarà piacevole per l'armoniosa proporzione delle parti che si ottiene con l'avveduto calcolo delle simmetrie. Vitruvio


Firmitas quindi come solidità, durata nel tempo, privacy, sicurezza e rispondenza della struttura alle richieste specifiche;

Utilitas come capacità della costruzione di soddisfare le esigenze per cui è stata creata, idoneità quindi dell’architettura allo scopo per il quale nasce.


Venustas come bellezza, gusto estetico, dal latino “venusta” e cioè “grazia di forme”; caratteri percepibili di armonia, gradevolezza e proporzione di forme in una costruzione.


Il buon architetto sarà in grado di unire la solidità (firmitas) di una costruzione insieme all’utilità (utilitas) senza mai tralasciare l’aspetto estetico (venustas) come elemento fondamentale che lega il tutto.

Come abbiamo già avuto modo di osservare nel post LA NASCITA DI VENERE. BELLEZZA DELLA DONNA TRA PASSATO ED ETERNO RITORNO, per gli antichi greci, il concetto di bellezza, di venustas, è indissolubilmente legato alla figura della donna; non dimentichiamo che il più elegante tra gli ordini architettonici, quello ionico, viene associato all’aspetto armonio della figura femminile. Ma come può la bellezza essere in un certo senso “codificata” ed applicata anche ad un’architettura?

I princìpi che fin dalla Grecia antica sono stati associati al concetto di bellezza, vengono ancora una volta analizzati e catalogati da Vitruvio; più importanti tra tutti, ricordiamo: la symmetria (simmetria), ovvero il collegamento armonico dei singoli membri dell’edificio rispetto alla figura complessiva dell’opera, il decor (decoro) e cioè il bell’aspetto dell’opera composta da membri ben calcolati e commisurati con gusto e sapienza ed infine il più affascinante ed allo stesso tempo complesso tra i princìpi: l’ eurythmia (euritmia).

Questa parola intesa nel suo senso più ampio di giusto ritmo, può essere applicata a diversi campi che vanno dalla musica alla medicina, alla pedagogia; in campo artistico ed i particolare in quello architettonico, l’eurythmia si riferisce all’armonia derivante dalla proporzione e dall’adatta disposizione delle varie parti in una costruzione.




artefatti. by carmelo romato


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