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VINCENT VAN GOGH. LUCI, COLORI ED INQUIETUDINI

Aggiornato il: set 26

Vincent Willem Van Gogh nasce in Olanda, a Zundert, il 20 marzo del 1853. Sebbene oggi sia considerato un artista di immensa fama ed il suo nome sia conosciuto in ogni angolo del mondo, in vita fu spesso disprezzato e di sicuro la sua arte fu incompresa.

Le sue opere più famose sono state realizzate durante gli ultimi anni di vita. Van Gogh inizia infatti a dipingere a 27 anni nonostante disegnasse fin da bambino, lasciando un’eredita di 900 dipinti e più di 1000 disegni. Durante la sua vita venderà solo un quadro.

Serie di autoritratti

Oggi riusciamo a conoscere molto sul pensiero e sulla vita di Van Gogh grazie ad una meravigliosa raccolta di lettere tra l’artista ed il fratello minore Theo, con il quale Van Gogh aveva un rapporto molto intimo e profondo. Le lettere contengono dettagliate descrizioni riguardanti le opere d’arte realizzate, permettendoci di osservarle con una lucidità ed una certezza espressiva che solo lo stesso autore delle opere può regalare.

Siamo infatti abituati a leggere o ascoltare interpretazioni fornite da studiosi e critici d’arte perché non sempre abbiamo il privilegio di tenere tra le mani un patrimonio cosi prezioso come le descrizioni dell'autore delle tele.


Van Gogh diventò famoso dopo la sua morte grazie alla moglie del fratello Theo che, trovando nell’appartamento dell’artista a Parigi oltre 200 quadri, decise di promuoverli e farli conoscere.


Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendono. Ma verrà il giorno in cui la gente riconoscerà che valgono più del valore dei colori usati nel quadro. Vincent Van Gogh.

Molti psicologi sostengono che le inquietudini di Van Gogh derivino dal fatto che egli nacque lo stesso giorno del fratellino nato morto il precedente anno e dal quale Van Gogh ereditò il nome. Da bambino Van Gogh non era un ottimo studente ed a 15 anni iniziò a lavorare presso una casa specializzata nella riproduzione di stampe, entrando quindi in contatto con tematiche artistiche e culturali e lavorando in diverse città tra cui Bruxelles e Londra. Sono questi gli anni della prima forte delusione amorosa di Van Gogh che lo portò a lasciare il lavoro e spostare le proprie attenzioni su tematiche religiose.


Non bisogna giudicare il buon Dio da questo mondo, perché è uno schizzo che gli è venuto male. Vincent Van Gogh

Sorrow, 1881

Spinto dal bisogno di aiutare il prossimo nel 1881 l’artista ebbe una vera e propria illuminazione: decise infatti che l’arte poteva essere il mezzo per diffondere il messaggio religioso ed aiutare i lavoratori sfruttati nelle miniere.

Nel 1886 si trasferisce a Parigi, dal fratello Theo e decide di dedicarsi interamente alla pittura. In questo periodo scoprirà finalmente l’impressionismo, conoscendo artisti come Monet, Renoir e Degas.

Ecco che le sue tele acquisteranno la luce e il cromatismo tipico degli impressionisti.

Van Gogh però andrà incontro ad ulteriori delusioni amorose ed all’incomprensione da parte del pubblico, decidendo di spostarsi al sud, alla ricerca del sole e dei colori.

La casa gialla, 1888

Andrà a vivere in Provenza, grazie anche all’eredità ricevuta alla morte dello zio, nella famosa Casa Gialla, attorniandosi di colori e luce e dipingendo da questo periodo in avanti, le sue opere più famose. Van Gogh da tempo era assillato dal pensiero di voler realizzare un dipinto in cui ritrarre gli effetti della luce notturna: nell’aprile del 1888, scrive al fratello Théo: Mi occorre una notte stellata con dei cipressi o, forse, sopra un campo di grano maturo ed ancora successivamente scriverà: Quando mai riuscirò a dipingere un Cielo stellato, un quadro che, da sempre, occupa i miei pensieri .

Notte stellata sul Rodano, 1888

Nel 1888 realizza la "Notte stellata sul Rodano", una tela in cui le luci della città brillano insieme alla luce più forte delle stelle: gioielli preziosi che si stagliano nel cielo. Una coppia in basso a destra passeggia e sembra quasi essere colpita dal tanto risplendere delle stelle; quasi intimorita e piccola rispetto alla grandezza dell’universo che l'avvolge. Van Gogh sviluppa quindi una tecnica personalissima che utilizza pennellate divise e accostamenti di tonalità contrastanti. Il pennello spesso viene sostituito dalla spatola, depositando sulla superficie del quadro una grande quantità di colore, creando grumi e strati spessi e corporei. L’effetto è di una maggiore brillantezza e luminosità rispetto ai colori mescolati sulla tavolozza.

Seminatori al tramonto, 1888

Il dipinto “Seminatori di grano” è un magnifico esempio di come Van Gogh depositi il colore sulle tele e della sua sapienza nel saper creare degli effetti di luce straordinari.

L’ossessione per i campi di grano DI Van Gogh sfocia nel 1889 nella realizzazione di un’opera meravigliosa intitolata "Campi di grano". Essa rappresenta in un certo senso una visione alla luce del sole di quella che sarà probabilmente l’opera più bella e famosa dell’artista realizzata qualche anno dopo: "Il Cielo stellato".


Non c’è blu senza giallo e senza arancione, e se si aggiunge del blu, bisogna aggiungere anche del giallo e dell’arancione. Vincent Van Gogh.


Campi di grano, 1889

La pennellata densa e materica di Van Gogh inizia a diventare vorticosa, come una serpentina che descrive i turbamenti interiori e l’irrequietezza dell’artista. La casa gialla infatti è anche teatro di sofferenza per Van Gogh. Egli vive nell’abitazione insieme al rivoluzionario ed all’altrettanto oggi famosissimo Paul Gauguin; i due artisti fondono insieme l’amore per l’arte ed i loro caratteri impegnandosi a produrre 12 quadri l’anno ed in realtà fu il fratello Theo di Van Gogh a sostenere questa convivenza in modo che Van Gogh non si sentisse smarrito ed avesse la compagnia di Gauguin.

Entrambi gli artisti seguono il loro istinto e non vengono compresi dalla società; a questo malessere si aggiunge la difficoltà da parte di Gauguin di sostenere gli sbalzi d’umore e le crisi di Van Gogh fino a quando Gauguin decide di lasciare la casa gialla per trasferirsi in Gran Bretagna.

Autoritratto con orecchio bendato, 1889

La sofferenza che ne scaturisce per Van Gogh, lo porterà al celebre atto autolesionista di tagliarsi il lobo dell’orecchio: una sorta di esternazione fisica dell’intima ferita della sua anima. Nella tela "Autoritratto con orecchio bendato" si riesce a cogliere la sofferenza dell’artista: lo sguardo perso nei meandri del tormento interiore, il pesate cappotto che nonostante l’ambientazione interna, sembra invano voglia scaldare il freddo della sua anima.


Più divento dissipato, malato, vaso rotto, più io divento artista, creatore… con quanta minor fatica si sarebbe potuto vivere la vita, invece di fare dell’arte. Vincent Van Gogh.


Van Gogh Soffre di crisi depressive e sceglie di farsi ricoverare nell'ospedale psichiatrico di Saint-Rémy. A distanza di qualche mese, subito dopo il suo internamento, Van Gogh dipinte Il Cielo stellato, custodito oggi al MoMA di New York.

Questa tela esprime, nella sua straordinaria bellezza, la personalità disturbata ed i turbamenti d Van Gogh: gli alberi sembrano delle fiamme mentre il cielo e le stelle volteggiano sopra di essi; nella parte inferiore del dipinto il paese è addormentato e sembra ignorare il tumulto che si verifica nell’anima dell’artista, tramutato nella rappresentazione concitata delle spirali nel cielo. Le stelle si fanno grandi e intermittenti e la loro luce sembra voglia inghiottire il buio delle tenebre. Van Gogh è agitato, scosso, e nel suo vortice di emozioni accoglie l’universo mentre attorno regna il silenzio.


Dopo il periodo di internamento in ospedale, Van Gogh si trasferisce ad Auvers-sur-Oise, dove, a soli 37 anni, nel 1890 mette fine alla sua vita con un colpo di pistola, tenendo in tasca una lettera incompiuta per il fratello Theo.


Se qualcosa parla in te per dirti << non sei pittore >>, ebbene in questo caso vecchio mio: dipingi! E questa voce tacerà. Ma tacerà solo se dipingi. Chi, ascoltando questa voce, va dagli amici a lamentarsi, a raccontare loro le sue preoccupazioni, perde un po’ della sua forza virile, un po’ del meglio che c’è in lui. Vincent Van Gogh.


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